MIMMO DI CESARE / "Isole all'Agorà"

 

Mimmo di Cesare, orafo e scultore nasce a Palermo nel 1938. Figura eclettica e poliedrica, difficilmente inquadrabile secondo i canoni di un’estetica più e più volte messa in discussione in cinquant’anni di attività artistica. Orafo, scultore,designer, fotografo la sua ricerca artistica, etica ed essenziale ha un linguaggio a sé stante, non segue correnti o mode, apre e si confronta spesso con i giovani nei seminari universitari o nelle Accademie e negli  Istituti d’arte, luoghi d’incontro, di creatività, di design e del "fare". Maestro di straordinaria, ironica, fresca creatività che continua a stupirci. Per Mimmo di Cesare il gioiello o la scultura sono anche e soprattutto progettazione di una complessa costruzione linguistica e simbolica attraverso la quale strutturare e condensare segni e figure arcaiche. Mimmo di Cesare ha il desiderio di esaltare la bellezza primitiva con segni profondi in una materia che evidenzia lo splendore della "solarità" in un dialogo straordinario tra progettualità, scultura, design."...il triangolo la matrice stessa della sua trinacria: è il cerchio emblema solare di una terra che più solare non si può…cerchio e triangolo, dunque: disco solare e terra triangolare. E il rosso sanguigno che getta il suo raggio oscuro sopra una terra da sempre carica di colore e di pathos."     

                                                                                                                                                                                                  Gillo Dorfles

 

 

 È il 15 novembre 2007, entro nello studio di mio padre, lo trovo seduto come sempre davanti al suo tavolo da lavoro, la luce è soffusa, proiettata sul bozzetto che sta preparando per la mostra di Palermo. Si respira un’atmosfera di silenzio e concentrazione, lieve è il rumore del raschietto che gratta la cera per darle la forma desiderata; da lontano intravedo le sue mani ruvide e segnate dal lavoro, ma tanto lievi e delicate nel modellare la materia. La precisione è sempre stata la sua ossessione, ogni dettaglio diventa un elemento prezioso e non casuale nelle sue opere, sia nelle grandi che nelle piccole dimensioni. In diverse occasioni ho avuto la fortuna di aiutarlo nell’allestimento delle sue mostre e sempre ogni volta il suo occhio attento e critico non lasciava niente al caso. Ogni volume, colore e supporto era studiato nei minimi dettagli per dar vita alla sua idea di spazio. L’arte è la vita di mio padre lo è sempre stata e lo sarà sempre. Quando ero piccola forse non riuscivo a capire cosa si celava dietro a quel marmo, a quella argilla e a tutta la fatica spesa per realizzare una scultura. Ma adesso, dopo essermi accostata io stessa al meraviglioso mondo dell’arte come osservatrice attenta, riesco a comprendere perfettamente quanta soddisfazione ci sia nel tramutare un’idea o un pensiero in materia. Credo che solo chi vive di sentimenti e passioni possa definirsi artista, perché tante sono le difficoltà e le delusioni da superare, come tanti sono i momenti di ascesa ma anche di “discesa”. Mio padre è sempre stato un uomo tenace, determinato, carico di sentimenti e passione, tanto da riuscire a vivere la sua arte in maniera totale.

La mia presenza interrompe il suo lavoro, così mi avvicino al suo tavolo e inizio la nostra intervista.

 

 In qualità di orafo ti senti più un artista od un artigiano?

Ritengo che sia necessaria la stretta connessione tra lavoro artigiano e lavoro artistico dell’oreficeria. Relazione che passa attraverso l’attenzione e la sperimentazione rivolta ai vari materiali preziosi e non; apprezzandone le qualità e soprattutto le potenzialità artistiche. Ecco che la conoscenza dei materiali e dei procedimenti di lavorazione diventano tutt’uno con il processo di progettazione e creatività. Fare una progettazione diretta con l’uso dei materiali, realizzando bozzetti, studi, progetti, per arrivare alla realizzazione finale del prototipo.

 

Nell’arco degli anni della tua carriera hai prediletto quasi sempre tre temi: soli, meridiane ed isole, che significato hanno per te?

I soli, le meridiane e le isole sono “segni” - “simboli”, forme essenziali e archetipe che disegnano sagome “solari” instaurando un  sottile equilibrio tra natura e artificio. La loro funzione vibrante è sottolineata da un  ricercato accostamento di materiali, punto di arrivo di oltre quaranta anni di lavoro.

 

Qual è stata l’opera o il lavoro che ti ha maggiormente impegnato ed allo stesso tempo regalato le più grandi soddisfazioni?

Domanda difficile, in quanto sono legato a molti dei miei lavori, ma forse l’opera a me più cara è “Il Tempio del sole” di Gibellina che realizzai nel 1989. E’ un esempio di architettura/scultura dove la scelta del luogo “isola” diventa feroce, poca l’ampiezza d’orizzonte, in uno spazio racchiuso in una struttura ad U.

Come materiali non scelsi mattoni o cemento, ma  la pietra del luogo, il travertino di Alcamo. Ho costruito “il tempio” aiutato da uno scalpellino, il migliore, il più onesto, il più intelligente, grande di statura, silenziosissimo, povero di gesti e parole. Per settimane e settimane abbiamo lavorato insieme, i problemi da risolvere erano tanti e non sempre facili: la pendenza della superficie, gli incastri, la fase a gradoni ed infine “il centro”, soluzione impegnativa ma necessaria. Dopo la intuizione, la ricerca ed il disegno del “Triangolo”, forma difficile, chiusa e arcaica ma essenziale nelle mie proposte…. il sole prese forma.

 

La scultura e l’oreficeria in che modo vivono dentro di te…in un rapporto equivalente e di totalità o nettamente distinto e differenziato?

La scultura è sogno, è fantasia, è grande arte, è  un lungo e affascinante viaggio, ma è anche fatica atroce. Nel mio lavoro di scultore prediligo il tema della progettazione dell’ opera per un luogo specifico, instaurando attraverso lo sviluppo del percorso espositivo, una sorta di diario d’artista, una ragnatela immaginaria, in cui la scultura si sviluppa in un’articolazione organica dello spazio visibile e vivibile. La mia opera è estremamente compatta, interamente vibrante, spesso caratterizzata da grandi forme spaccate, che si “aprono” e danno vita a rapporti contrapposti. Ecco che nasce la forma archetipo “solare” aperta, solcata da forti segni che convergono in un grande e deciso triangolo; figura geometrica elementare basilare nel mio linguaggio scultoreo,  ripetuta quasi all’ossessione. I gioielli sono invece ornamenti preziosi, attimi di memoria, piccole sculture da indossare che evidenziano, nel mio lavoro,  il chiaro ed indissolubile rapporto che esiste  tra scultura e oreficeria. “Oggetti” che nascono come colloqui solitari ed immaginari, impigliati dentro lo spessore di una materia nobile e prepotentemente preziosa come l’oro o l’argento. Le pietre divengono invece importanti presenze di luce ed indispensabili punti di colore.  “I gioielli sono la mia storia, nient’altro”.

 

Le tue sculture e installazioni si servono molto dell’elemento cromatico, precisamente dei colori dello zolfo, del sale e del carbone. Questi elementi conferiscono all’opera non solo un valore estetico ma anche simbolico, di grande unicità ed autenticità. Puoi spiegarci tu stesso il motivo?

Nelle installazioni “Segni Archeologici Mediterranei” del 1991, “Isola e disco solare” del 1998, “Isola dell’inquietudine” del 2002 e “ Per Leonardo Sciascia” del 2007, la presenza dello zolfo, del carbone e del sale sono da interpretare come elementi simbolici per la loro capacità linguistica e cromatica. Facendo si che la scultura diventi, non solo arte dello spazio, del volume e della materia, ma anche un’arte carica di un forte significato simbolico-cromatico.

 

La tua scultura si può definire parte di una materia che prende vita o più parte di un concetto che prende forma?

La mia arte nasce essenzialmente da un’idea, spesso legata ad un preciso iter progettuale che comprende i vari disegni preparatori, i bozzetti, gli appunti e soprattutto la scelta della materia. Quest’ultima, non è un semplice mezzo di espressione, ma “vive” in stretta relazione con il luogo, l’uso e la sua destinazione, soprattutto per quanto riguarda le sculture di grandi dimensioni e ambientali.

L’idea prende forma attraverso un lento e consapevole processo; tuttavia in corso d’opera spesso apporto modifiche, esemplificazioni, che cambiano momento per momento. Il mio lavoro nasce sì da un concetto che però si modella e trasforma in materia, lasciandosi a volte suggerire e sopraffare da essa, fino a raggiungere un perfetto ed armonico equilibrio compositivo. 

 

Fino a che punto ci si può sentir liberi di esprimere al meglio la propria creatività? Era più facile ieri o oggi? E quanto è difficile oggi  dire: “Io sono un artista” ed esser capiti?

Personalmente ho sempre espresso con chiarezza e con estrema libertà il mio pensiero creativo, non sono stato mai condizionato da mode, tendenze o correnti. Oggi credo che proporre il proprio pensiero, i propri contenuti e la propria arte sia più difficile e complicato di ieri. Sono poche le possibilità, le occasioni di esporre e di far conoscere il proprio lavoro. Credo che un giovane al giorno d’oggi debba avere necessariamente un autorevole appoggio della critica d’arte contemporanea e debba cercare di essere presente nei più importanti circuiti dell’informazione specializzata.

 

Quali consigli daresti ai giovani artisti, scultori, orafi ecc.. che come te amano l’arte e fanno di essa la loro vita, proprio come hai fatto tu?

I giovani d’oggi mostrano un’agilità mentale, una freschezza di sensazioni, un’ esattezza di osservazioni, un dono analogico e assente di pregiudizi. Il futuro dell’arte è nei giovani, sono loro che possono riservare a noi “vecchi artisti” momenti inattesi e di grandi sorprese. A mio parere i  giovani hanno la necessità e il dovere di scoprire e vedere per ampliare il loro linguaggio ed i loro contenuti; è necessario che si confrontino e discutano insieme sulle finalità e sulle proposte artistiche, sia di carattere estetico che tecnico. Lasciare spazio ai giovani è una buona opportunità per rinnovare le idee, la mentalità ed il gusto nell’arte. Da artista con un po’ di esperienza consiglierei ai giovani di oggi: “disegnate, sperimentate, realizzate, confrontatevi e discutete per crescere..., ma soprattutto lavorate, lavorate ed ancora lavorate.”  

                                                                                                                                                                     Chiara Di Cesare